«GIUSTIZIA SENZA PROCESSO», VERSO IL CONGRESSO

Si avvicina il trentatreesimo Congresso Nazionale Forense che si terrà a Rimini nei giorni 6, 7 e 8 ottobre 2016. La sua titolatura, «Giustizia senza processo?», e quella del tema di discussione, «ruolo dell’Avvocato nelle misure alternative della giurisdizione», sono inequivocabili. Non è difficile intuire che l’orientamento sotteso dei vertici va nella direzione di traghettare lentamente gli avvocati dal pianeta giustizia al mondo delle fallimentari e, soprattutto, odiose A.d.r.

Eppure, l’istituto della mediazione obbligatoria preventiva si è disvelato inutile, si è trattato soltanto di una ingegnosa trovata per stilare dati sulla falsificata contrazione deflattiva del contenzioso; poi si è aggiunta quella delegata dal magistrato, la cui frequente e abusata adozione conduce all’ulteriore dilatazione delle tempistiche giudiziali. La mediazione ha prodotto la nascita di tanti inutili organismi, organizzato inizialmente costosi corsi formativi e inculcato nei Colleghi illusorie speranze di guadagno. Adesso la Commissione di studio presieduta da Alpa ed istituita dal governo per implementare le A.d.r. ci sta preparando il colpo di grazia. Dovremmo continuare ad interrogarci su come possa essere obbligatoria una mediazione quando è proprio la stessa connotazione impositiva a costituire una contraddizione in termini.

A mio sommesso parere, i vertici forensi avrebbero dovuto organizzare un congresso di guerra per contrastare duramente la perversa rottamazione della Giustizia e dell’Avvocatura avviata dai recenti governi. E, invece, cosa succederà? Ignoreranno l’avanzato mosaico distruttivo dell’assetto giustiziale e soffermeranno l’attenzione sulle smisurate – si fa per dire – potenzialità di guadagno derivanti dalle A.d.r. E, poco a poco, in tanti, esautorati e compressi sempre più nelle funzioni difensive, saranno costretti ad abbandonare la professione… perché, cari Amici, fra non molti anni dell’avvocato – quello abituato a calcare le aule di giustizia – probabilmente rimarrà solo un ricordo in quanto avrà ceduto il passo ad una nuova figura informe, indelineata e ibrida. Purtroppo, menti politiche spregiudicate e contorte hanno avviato, con il silente assenso dei vertici forensi, trasformazioni distruttive travestite da modernità e innovazione senza rendersi conto dei danni incalcolabili che arrecheranno ai sistemi di difesa del cittadino, alla figura dell’avvocato e alla sua ragion d’essere nonché all’impianto della Giustizia. Mi auguro tanto di poter errare.

E’ legittimo, a questo punto, chiedersi: quale forma di tutela esplicano le rappresentanze forensi se, come pare, nella generalità dei casi avallano con il silenzio – e in alcuni addirittura suggerendo – parte dei progetti demolitori della Giustizia messi in campo da disattenti governi?

Avv. Fulvio Pironti

Presidente Associazione Forense Nazionale AMB

 

 

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