AMB INVITA LE ISTITUZIONI A RIFLETTERE PRIMA DI LEGIFERARE NORME INSULSE E DANNOSE

ASSOCIAZIONE  FORENSE  NAZIONALE

 IN DIFESA DELL’AVVOCATURA MEDIO-BASSA

 in sigla A.M.B.

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          On. Sergio MATTARELLA

                                                        Presidente Repubblica italiana

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           Matteo RENZI

                                                        Presidente Consiglio dei Ministri

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                    On. Andrea ORLANDO

                                                        Ministro della Giustizia

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                       On. Enrico COSTA

                                                        Viceministro della Giustizia

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                      On. Laura BOLDRINI

                                                        Presidente Camera dei Deputati

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                      Sen. Pietro GRASSO

                                                        Presidente Senato della Repubblica

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                    On. Donatella FERRANTI

                                                        Presidente Commissione Giustizia Camera

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                                 Sen. Francesco Nitto PALMA 

                                                     Presidente Commissione Giustizia Senato

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        Oggetto: comunicato di dissenso e contrarietà al d.l. n. 83\2015

Il sottoscrivente, nella espressa qualità di presidente dell’Associazione Forense Nazionale A.M.B., si pregia sottoporre alla cortese attenzione i seguenti rilievi critici con riguardo alla frettolosa e indiscriminata emanazione di vari pacchetti normativi.

Per rendersi conto della schizofrenia pseudo-riformista del Legislatore in materia di giustizia civile e penale (senza trascurare quella amministrativa) basta por mente alle innumerevoli leggi, leggine, decreti, decretini, roboanti riforme e riformine, e norme spurie inserite nelle cosiddette legge di stabilità il cui scopo principale è quello di destabilizzare, o nelle cosiddette leggi sblocca-Italia, con le quali si sta stringendo sempre più intorno alla gola degli italiani la garrota di un fisco famelico e insaziabile.

L’ultimo parto, tanto sofferto, soffertissimo, tanto taciuto, «taciutissimo» che le rappresentanze dell’Avvocatura – che stavano in trepidante attesa fuori dalla sala-parto – non se ne sono neppure accorte, è il decreto legge di riforma della giustizia n. 83 licenziato il 27 giugno 2015. Ecco un esempio di come si possano stravolgere le norme del codice civile, del codice processuale civile e della legge fallimentare con il solito decreto legge, uno strumento che, invece, dovrebbe essere adottato soltanto in casi straordinari di necessità ed urgenza.

Il decreto legge è invece assurto a tecnica legislativa preferita di un Governo che, in nome di una presunta urgenza e di una altrettanto presunta necessità di intervenire per arginare una crisi economica e finanziaria infinita, non si fa scrupolo di ricorrere al voto di fiducia per convertire in legge provvedimenti che richiederebbero di essere soppesati ed adeguatamente vagliati al fine di valutarne la funzionalità e l’impatto sul sistema giustizia del nostro Paese.

Lo scrivente non dubita che sia stata l’Europa a chiedercelo. All’Europa si deve sempre obbedire quando impone misure draconiane in grado di rendere difficile la vita ai cittadini consunti da una crisi nel corso della quale ci si è prostrati al cospetto di istituti creditizi, compagnie assicurative, Confindustria, grande distribuzione e multinazionali. All’Europa si può invece disobbedire quanto si tratterebbe di adottare misure favorevoli al cittadino comune: per fare un esempio spicciolo spicciolo, quando si tratterebbe di adeguare alle medie europee lo stipendio e il salario dei lavoratori pubblici e privati, sempre sotto scacco, sempre nel mirino di un Governo che pretende lacrime e sangue e sempre e solo da chi non ne ha più da versare.

Perdonino la digressione e torniamo al famigerato decreto n. 83/2015 contro il quale non mi pare che il CNF, l’OUA, o chi per loro, abbiano alzato la voce per segnalarne le criticità e l’avventatezza. Ma del resto cosa si può pretendere da rappresentanze che fanno dell’autoreferenzialità il loro punto di forza e storcono il naso di fronte a problematiche che riguardano gli «avvocatucoli» con la borsetta in mano che respirano la malsana e torrida aria delle aule dei palazzi di giustizia?

«Avvocatucoli» alle prese con una vera e propria crisi esistenziale, con le loro miserie economiche (vogliamo parlare di contributi previdenziali?) e professionali (vogliamo parlare di continuità professionale, specializzazioni, gratuito patrocinio, difesa di ufficio?) sui quali si vuol far calare come una mannaia riforme che hanno il solo scopo di desertificare gli uffici e le aule dei tribunali, peraltro vecchi e inadeguati, dei giudici di pace, tutti in via di rapida ed inesorabile estinzione in nome della cosiddetta – vorranno scusarmi se pronuncio turandomi il naso – «degiurisdizionalizzazione». Un termine irripetibile e volgare che rappresenta a pieno titolo e senza possibilità di equivoci i soggetti attori di un riformismo schizofrenico che non riforma e che, nella stragrande maggioranza dei casi, più che rendere snelle le procedure, le deprime e le appesantisce.

Non diversamente dal decreto legge n. 132/2014, contenente misure urgenti di degiurisdizionalizzazione ed altri interventi per la definizione dell’arretrato in materia di processo, la cui genialità si riscontra principalmente nelle disposizioni in materia di riduzione delle ferie dei magistrati (e conseguentemente degli avvocati), di trasferimento in sede arbitrale delle controversie pendenti innanzi all’autorità giudiziaria, di negoziazione assistita, anche in materia di separazione e divorzio, il decreto legge n. 83/2015 si distingue (si fa per dire!) per una sorta di accanimento terapeutico che dovrebbe resuscitare un sistema giustizia in apnea.

Vediamo dunque. Si va dalla possibilità di eseguire il pignoramento immobiliare anche contro il terzo acquirente aggirando la normativa codicistica in materia di azione revocatoria, dalla possibilità per le banche (oh sììì!) di aggredire il fondo patrimoniale del correntista debitore senza bisogno di procedere con un’azione revocatoria davanti alla autorità giudiziaria, che porta a sacrificare cinicamente qualsiasi tutela della casa familiare, dalle nuove disposizioni in tema di vendita all’asta, che prevede la possibilità di rateizzare il pagamento del prezzo fino a dodici mesi, dal nuovo minimo non pignorabile della pensione, alle nuove regole in materia di pignoramento dello stipendio, fino alle nuove disposizioni in materia di Pct, che ne prevedono l’obbligatorietà per il primo atto introduttivo o difensivo.

Con riguardo al Pct si è, peraltro, elegantemente e superficialmente omesso di prendere atto delle gravi criticità di uno strumento che doveva servire a razionalizzare il funzionamento della giustizia e che, invece, costringe gli avvocati a un’indebita, ma pretesa a vario titolo e con prassi discutibili e varie da tribunale a tribunale, così da non farci mancare nulla, defatigante e costosa duplice attività di utilizzazione di software di redazione e spedizione di atti in via telematica e di fornitura di cosiddette copie di cortesia che cortesi non sono. Tutt’altro!

Restiamo in trepidante attesa del susseguirsi farraginoso e asistematico di novelle che dovrebbero portare alla sintesi degli atti difensivi alla stessa stregua di quanto previsto dal decreto legge n. 40/2015 per i ricorsi in tema di appalti, e allo snellimento del processo civile, probabilmente disegnato sul modello del processo del lavoro il quale, peraltro, non ha mai assicurato quelle celerità e speditezza di definizione delle controversie per le quali era stato ottimisticamente concepito.

E allora si procede a tentoni, alla cieca. Proviamo di qua, proviamo di là. Di qua tagliamo, di là cuciamo. Un lavoro di cucitura e scucitura, scoordinato e disordinato, studiato a tavolino, senza la partecipazione di chi frequenta le aule di tribunale non per costituire un intralcio alla speditezza del processo, ma con l’intima consapevolezza di costituire uno strumento indispensabile all’amministrazione e al funzionamento della giustizia.

Forse bisognerebbe guardare altrove, alla carenza ormai cronica di organici, di magistrati e cancellieri, di personale amministrativo, di strutture e locali adeguati per assicurare un servizio ai cittadini in condizioni di decoro non solo per gli operatori del diritto, alla destinazione di maggiori risorse, anche in considerazione del cospicuo e irragionevole aumento delle spese di giustizia, contributo unificato, anticipazioni forfettarie, diritti di copia, questi ultimi recentemente ritoccati – si fa sempre per dire – che scoraggiano, ma è forse proprio questo che si vuole ottenere, il ricorso al giudice per ottenere giustizia.

Ma è sin troppo facile e troppo comodo addebitare il malfunzionamento della Giustizia al numero degli avvocati, diventati negli ultimi tempi bersaglio di qualsiasi forma di dileggio e provocazione. Eh sì, il capro espiatorio è bello e servito con la complicità e la sentita partecipazione dei nostri rappresentanti, OUA e CNF in testa, i quali a malapena riescono a celare la soddisfazione per l’abbandono della professione da parte di fasce crescenti di anziani e giovani avvocati.

Per questo l’Associazione Forense Nazionale A.M.B. invita TUTTI a fermarsi, a respirare profondamente, a prendersi una pausa di riflessione, a soppesare i pro e i contro di ogni singola riforma e disposizione, a verificarne l’impatto e le conseguenze sulla reale efficacia deflattiva, ma anche e soprattutto sulla possibilità che ogni cittadino abbia garantito e rispettato il diritto di difesa previsto e tutelato, fino a prova contraria, dalla nostra Costituzione.

Si rifletta, non si abbia mai fretta di deliberare rischiando di introdurre nell’ordinamento norme insulse, dannose e inutili; si coinvolgano gli operatori del diritto, giudici, avvocati, cancellieri, tutti a svolgere la rispettiva parte perché la norma che si andrà ad approvare esplichi appieno la sua efficacia, senza limitarsi semplicemente a degiurisdizionalizzare.

Con deferenza,

2\7\2015

Avv. Fulvio Pironti

Presidente Associazione Forense Nazionale A.M.B.

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