DIECI PENSIERINI DI ELISABETTA RICCI

10998648_797869736917532_5451599891202616888_nÈ meraviglioso poter godere quotidianamente della vista del mare e potersi identificare in ogni suo colore a seconda delle emozioni che si vivono: un’onda per ogni ora vissuta, un orizzonte per ogni desiderio lontano.

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Più passa il tempo e più mi rendo conto che sono tante e troppe le cose che mi feriscono, che mi mortificano. È che alle delusioni non mi abituo; io ci provo ad essere meno sensibile e meno emotiva, ma poi… Poi non sarei più io!

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Ho sempre pensato ad un rapporto come ad una bellissima pianta che per crescere rigogliosa avesse bisogno di cure e di dedizione. Di fiducia e di sincerità. Ho sempre annaffiato le mie piante, io. Purtroppo, però, nonostante le mie attenzioni, si sono appassite, forse avvelenate dalle bugie. Ma io ho avuto la forza di piantarne di nuove, a dispetto di delusioni e fallimenti. È che sono così: mi ci immergo troppo. Nei sentimenti, nelle persone, nei rapporti. E non me ne pento.

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Ieri sera, passeggiando per una viuzza del Centro, mi sono ritrovata sul retro di una vecchia trattoria che aveva appena aperto la sua cucina: la cuoca metteva il grembiule, i fuochi venivano accesi, le pentole venivano scoperchiate e per l’isolato cominciava a diffondersi un sincero odore di cacciagione. Ad attirare la mia attenzione, però, è stato un piattino di coccio, bianco bianco e pieno pieno di leccornie. Era lì, accanto alla porta, in attesa del primo ospite: un micino nero, spelacchiato e magrolino che si accostava lento lento, guidato dal profumo più che dagli occhi, probabilmente da poco schiusi. Che tenerezza!

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Nello studio del dermatologo ho incontrato una graziosissima vecchina di anni 80, magari più. Era lì, seduta: il volto sereno e raffinato, gli occhi buoni, una bella collana, un bastone pesante, i diversi acciacchi dell’età e una gran voglia di raccontarsi. Lamentava delle macchie sul viso che non le piacevano e che perciò voleva farsi togliere con il laser: – «credo rovinino il mio bel viso», così diceva accennando un timido sorriso. Io l’ho guardata stupefatta, con grande ammirazione perché, invece di unirsi al coro delle sue coetanee brontolone e dire che ai suoi tempi tutte queste fesserie non c’erano, ha detto: – «vecchia sì, ma mica brutta!». Saggia, vanitosa e dolcissima nonnina, come darti torto!? Giusta ispirazione di vita!

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 Mi piace essere una massaia pantofolaia, cucinaleccornie, lustrapavimenti. Grembiule e cucchiaio di legno per non sticchiare le mie fantastiche e preziose padelle di ceramica. Odoro sempre più spesso di cibo, ho i capelli pregni di fritto, di vanillina, di anice e cannella.

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A me piacciono gli ziti col sugo, la carne fritta dorata, il prosciutto di Allumiere, quello tagliato a mano, che trasuda quando fa caldo, mi piace il vino rosso dei Castelli, il salame di Culatello, il mascarpone con la Nutella e… E quindi, io, l’anatra – col coltello e la forchetta – non la so proprio mangiare. Con le lumache, poi, mi sbrodolo pure addosso! :)))

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E ti ritrovi seduta, con la tazzina di caffè appena fatto in una mano e la testa appoggiata sull’altra, a fissare la “manata” che credi di vedere sullo sportello del mobile. Ma non c’è. Ci spruzzi sopra tutti i tuoi pensieri come se potesse venir via e, intanto, le campane per la messa delle sei definiscono il momento. Sembra impossibile, ma domani è sempre un altro giorno.

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E allora la vita ti toglie la giovinezza e tu ti convinci che la crema antirughe ti aiuti. Poi, ti toglie il colore dei capelli: tu vai da Salvatore e li tingi. Infine, ti toglie la vista e tu cerchi conferme nel cartellone dell’oculista. Lavori, lavori e ti toglie i soldi: non puoi comprare i saraghi e così compri le «mappatelle». Cerchi di continuare a sorridere, sperando di non perdere mai i denti Emoticon smile. Ma quando ti toglie l’aspirapolvere? Basta, ti arrendi!

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1463160_825102124194293_5490107251734965218_nTanto arriva sempre il mattino. Perfido, ti sveglia senza compassione, tu lo combatti, ma niente, ritorni presente pian piano, anche se non vuoi. Allora cerchi qualche altro minuto di consolazione affondando nel cuscino, come se fosse più morbido di ieri sera. Con le mani dietro la testa, cominci a guardare il soffitto, le pareti color verde antico e ti soffermi per qualche minuto, come se nei pressi del lampadario ci fosse scritto quello che vorresti leggere.  Cominci ad ascoltare i rumori di chi ha già iniziato la sua giornata, fai mente locale sulla tua, cercando di capire innanzitutto che giorno è. Mandi un bel pensiero a qualcuno, magari anche uno meno bello a qualcun altro e ti tiri su. La prima grande sequenza della giornata è pur sempre una certezza!

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