Reagire allo sterminio dell’Avvocatura medio-bassa – Roma, Università Tor Vergata

Avv. Fulvio Pironti – Foro di Benevento

Presidente Associazione Forense Nazionale A.M.B.

«Reagire allo sterminio dell’Avvocatura medio-bassa»

 Conferenza 31.1.2015, Università Tor Vergata, Roma 

Rivolgo un cordiale buongiorno e un sentito ringraziamento per essere accorsi a questa importante conferenza dal titolo emblematico, «Reagire allo sterminio dell’Avvocatura medio-bassa». L’Avvocatura vive una fase di declino causata da una serie di norme ammazza-avvocato varate nell’ultimo lustro. Esse, artatamente travestite da presunte modernità, sono volte ad inibire l’accesso alla tutela giustiziale e a comprimere l’esercizio forense ad una moltitudine di professionisti. Il diritto alla giustizia e la funzione sociale dell’avvocato, valori fondanti previsti dal dettato costituzionale, sono stati gravemente mortificati dall’introduzione di tanti obbrobri legislativi.

Questo Gruppo di Lotta, fondato il 6 luglio 2014, si è posto l’obiettivo di stimolare l’analisi e il confronto sui deleteri riflessi prodotti dalle normative e riverberati sulla classe forense. Si è proposto, inoltre, l’obiettivo di coinvolgere gli iscritti in iniziative dirette a contrastare gli ostacoli normativi che comprimono il diritto di azione e di difesa. Ormai tutti sono a conoscenza dell’infame disegno sterminatore perpetrato ai danni dell’avvocatura medio-bassa. Il C.n.f., l’O.u.a. e la Cassa forense, ovvero le rappresentanze oligarchiche castali lontane dalla base, in molteplici occasioni hanno mostrato di ignorare il grido di allarme proveniente dall’avvocatura medio-bassa. Oggi è avvertita più che mai la distanza tra la base, alle prese con seri problemi di sussistenza, e i vertici che dovrebbero rappresentarla.

Lo Stato ci ha vomitato addosso negli ultimi cinque anni tante riforme schizofreniche il cui unico obiettivo è la degiurisdizionalizzazione o, in altri termini, la demolizione del sistema giustizia. Abbiamo assistito al progressivo disimpegno dello Stato dalla funzione di giurisdizione pubblica in nome della spending rewiev. Preoccupa non poco l’effetto di sbarramento dovuto alla crescente onerosità dell’accesso alla giustizia determinata dagli esponenziali rincari dei contributi unificati, dalla soppressione di tanti uffici giudiziari, ma soprattutto dalla spinta forzata verso soluzioni alternative delle controversie giudiziarie. Con il dichiarato intento di rendere efficiente la macchina giudiziaria, sono stati introdotti nuovi ostacoli economici e procedurali che rendono più difficoltoso il ricorso del cittadino ai servizi giudiziari con gravi riflessi sul diritto di difesa costituzionalmente garantito. Il processo civile è diventato un percorso ad ostacoli il cui epilogo converge frequentemente in pronunce di rito e non di merito. Si finge di dimenticare che la giurisdizione è una funzione che dovrebbe essere svolta in maniera efficiente dallo Stato. La risposta fornita è invece di natura dismissoria: anziché approntare rimedi adeguando gli organici dei magistrati e cancellieri sono state introdotte confuse riforme a costo zero.

La giustizia non può avere finalità diverse da quelle che la Costituzione le assegna. Ecco perché dobbiamo impegnarci per fermare la tendenza alla privatizzazione della giurisdizione in quanto incompatibile con i princìpi del dettato costituzionale. E’ inaccettabile la scelta di confinare il ricorso alla giurisdizione con misure deflattive e punitive. Il legislatore continua a introdurre sistemi alternativi alla giurisdizione con il dichiarato intento di impedire che un rilevante numero di controversie approdi nelle aule giudiziarie.

Ritengo che non occorra alcuna riforma del processo civile, basterebbe solo incrementare l’organico della magistratura e verificarne l’operato. Questa sì, sarebbe una grande e semplice riforma. La politica, però, non ha il coraggio di vararla perché comporta un costo e, soprattutto, insidia la libertà dei giudicanti. E allora cosa si fa? Si demolisce la giustizia e si annientano gli avvocati. Nel giro di qualche anno l’art. 21 genererà una sconfinata morìa di avvocati; tanti altri ancora verranno travolti e rottamati da una nuova forma «giustizia» degiurisdizionalizzata, quella della mediazione. E’ necessario che la classe forense medio-bassa, peraltro in consistenza maggioritaria, si ricompatti velocemente dandosi un assetto programmato di intenti. D’ora in poi dovremo contrapporci con ogni forza all’area minoritaria cosiddetta «alta» o «lobby» che, in buona sostanza, è quella che sospinge e favorisce l’annientamento di quella medio-bassa.

E’ fuori luogo sostenere che le proteste degli avvocati debbano essere tese a difendere i cittadini. Niente di più falso. Le lotte sono principalmente in difesa dell’avvocatura moribonda ormai condannata da leggi censuarie all’impoverimento se non addirittura all’estinzione. Finiamola con insulse e anacronostiche vanaglorie retaggio di un passato che, ahinoi!, non esiste più; si abbia il coraggio di difendere l’avvocatura e gli avvocati e, di riflesso, secondariamente gli utenti della giustizia. Ve li immaginate duemila metalmeccanici in odore di licenziamento sentirli protestare non per difendere il posto di lavoro, ma il processo economico di una nazione? Ridicolo! Fino a quando gli avvocati non avranno il coraggio di lottare in prima persona per i propri diritti, ogni battaglia sarà vana.

Ricordate quando alcuni anni fa la maggioranza dei piccoli negozi alimentari venne soppiantata dalla grande distribuzione (supermercati, ipermercati e centri commerciali)? Sappiate che sta succedendo la stessa cosa con gli avvocati. L’architettura omicida prevede lo sterminio del settanta per cento degli “artigiani del diritto” per lasciare posto a mastodontici megastudi metropolitani. Ditemi se non abbiamo valide ragioni per indignarci avviando una feroce e determinata battaglia contro le istituzioni politiche e forensi al fine di salvaguardare il diritto alla sopravvivenza! Il diritto di assassinarci non lo riconosceremo mai a chicchessia, la nostra laurea in giurisprudenza e il titolo abilitativo hanno lo stesso valore di quelli posseduti dai titolari dei megastudi!

E mi domando: condizioni proibitive di permanenza nell’iscrizione agli albi (art. 21 legge professionale), esosa contribuzione previdenziale, costi per processo civile telematico, assicurazione e crediti formativi, mediazione e negoziazione assistita obbligatoria, filtri in appello, aumenti a raffica del contributo unificato, liquidazioni giudiziali da barbone, irraggiungibili specializzazioni nonché regressione economica, gli avvocati rientranti nella sfera medio-bassa saranno in grado di permettersi un ruolo tale da garantirsi quantomeno la sopravvivenza? Nutro alcune riserve! Dobbiamo prendere coscienza di una realtà decisamente allarmante: la progressiva e scellerata compressione del contenzioso voluta dalle istituzioni con la silente complicità degli organismi forensi impoverirà ulteriormente l’avvocatura media ed estinguerà quella bassa! Dopodiché il buio, ovvero nessuna alternativa per quelli che saranno espulsi dal sistema.

Si dice troppo spesso che gli avvocati siano tanti omettendo di precisare quale sia la causa. Ebbene, lo Stato si è reso colpevole di aver bandito negli ultimi quindici anni concorsi con il contagocce inadeguati ad assorbire un significativo numero di laureati in giurisprudenza. Ecco perché oggi non ha nessun diritto di tramutare l’Avvocatura medio-bassa in eserciti di disoccupati! Le istituzioni politiche e forensi dovrebbero vergognarsi! Tanto più che questo disegno criminoso viene ad attuarsi nel vivo di una fase economica delicata. Non si può infierire vigliaccamente sugli avvocati sottraendogli deliberatamente il lavoro. Si deve porre immediato rimedio eliminando i paletti mediatorii e i doppi filtri in appello; deve rendersi accessibile al cittadino il diritto alla giustizia diminuendo i contributi unificati e rettificando le inique norme sulla riforma geo-giudiziaria. Non ultimo, va compressa l’assurda libertà del magistrato nell’applicazione dei parametri! E’ ora di dire basta alle liquidazioni da barbone volte a deflazionare il contenzioso! I parametri devono essere applicati correttamente con minimi, medi e alti; sennò, fino a quando il giudice sarà libero di disapplicarli, a cosa serviranno? Solo rimediando a tali storture l’avvocatura medio-bassa potrà ricominciare a respirare! Non possiamo permettere che dopo anni di sacrifici, faticoso studio e lenta costruzione di una clientela, altri decida di annientarci vomitandoci addosso quattro insulse norme ammazza-avvocato imposte talvolta dall’Europa o suggerite talaltra dalle rappresentanze forensi interessate alla nostra decimazione.

Il Gruppo di Lotta è cresciuto velocemente a dismisura dando finalmente voce a tantissimi colleghi che fino ad oggi sono stati costretti, in silenzio, a subire le vessazioni della politica e delle istituzioni forensi. In tal modo guadagnerà una potente forza contrattuale che impiegherà per stimolare, con convinta determinazione barricadiera, la modifica e\o l’abrogazione di ogni nefandezza normativa e impedire quelle in corso di emanazione. Adesso basta, siamo la maggioranza, usciamo tutti dal letargo, smettiamola di piangerci addosso e progettiamo insieme il percorso vincente per riappropriarci della professione!

Sono state istituite varie commissioni di studio divise per tematiche volte a individuare le criticità che hanno scaraventato nel baratro la nostra professione. Ogni commissione ha elaborato una eccellente relazione i cui aspetti salienti verranno magistralmente illustrati con competenza dai rispettivi presidenti cui va, in uno a tutti i membri, il più fervido ringraziamento per il lavoro profuso. Gli spunti normativi offerti dalle relazioni andranno a costituire un organico disegno di legge per il «Salvataggio dell’Avvocatura medio-bassa». Dopodiché, verrà comunicato alla Camera dei Deputati e al Senato della Repubblica, previa sottoscrizione di un corposo numero di parlamentari, ed assegnato alle rispettive Commissioni Giustizia perché venga esaminato. L’iniziativa normativa verrà poi supportata dall’avvio di proteste le quali saranno analiticamente illustrate dall’avv. Pasqualina Ortu, mia fedelissima consigliera, perla di equilibrio e saggezza alla quale desidero esternare il più vivo ringraziamento per essermi stata al fianco con dedizione e competenza in questi intensi sette mesi.

Abbiamo deciso di ergerci a difesa del futuro, della democrazia e della giustizia avviando un poliedrico percorso di rinnovamento. Nel 2015 l’avvocatura dovrà segnare la sua rinascita. Se noi sapremo reagire, allora, miei cari Amici, avremo vinto! Il cambiamento, ricordatelo, è nelle nostre mani, volerlo dipenderà solo da noi. Vi stringo tutti in un caloroso abbraccio. Grazie.

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