«DA UN NATALE ALL’ALTRO»: IMPRESSIONI

Non una prefazione, non una nota introduttiva, non un’avvertenza; al loro posto soltanto un brano tratto dal celeberrimo romanzo Il giardino dei Finzi Contini. Sembra insufficiente, invece è tutto: quella breve, significante frase carpisce il lettore, lo fa suo; poi, con naturalezza lo invita a sfogliare pagina per introdurlo fra realtà vellutate di sogno, romantici ideali e sguardi protési verso liberi orizzonti (*).

Siffatti quadretti, non labili ed incerti, non facili a dissolversi come scaglie di ghiaccio tra le dita, rappresentano un tumultuoso snodarsi di sentimentali ricordanze, di pensieri e di accadimenti ricchi d’immagini e pittorici colori. I versi abilmente scolpiti compaiono liquidi, armonici, intensi; gli affreschi che essi creano, ampi e luminosi, recano al lettore una molteplicità di sensazioni uditive, visorie ed olfattive. Tali sensazioni s’intridono nell’animo del lettore raddolcendolo: e allora par davvero ch’egli intenda la melodica voce d’un violino, lo spumeggiante sciabordìo delle onde e l’agitato rumoreggiare degli oleandri in fiore; gli par poi d’intravedere la cristallina azzurrità del cielo, gli uccelli senza meta volare e i rossi tramonti; ed ancora sembra che percepisca la tiepidità di un vecchio braciere attorniato da intimi amici, la salsedine che impregna i venti marini e i profumati effluvi nostrani di vento, di sole, di fiori.

Lo stile, alieno da superflue ampollosità e da anacronistici arcaismi, non privo tuttavia di una elegante e personale ricercatezza, appare lineare e sincero, delicato e signorile. I coloriti sostantivi, accompagnati da belle ed efficaci aggettivazioni in uno alla sapiente dosatura dei segni di interpunzione conferiscono all’Opera tutta un aspetto forbito e vivamente adornato arricchendone così i già molti pregi. La plurima adozione di reticenze, attenta e curata, non soltanto avviva l’interesse del lettore, ma esorta quest’ultimo a snebbiare quanto l’Autrice ha inteso in esse significarvi (tessendo così – tra Poeta e lettore – un vero e proprio dialogo).

– Pregni di poeticismo e densi di profonda affettività sono i componimenti dedicati ai Defunti: una naturale compostezza commista ad un sensuoso gusto delle parole traluce nella poesia affettuosa A mio Padre. Qui è il cuore dell’Autrice, geloso depositario di rimembranze, che, pungolato da irrefrenabili impulsi, intaglia sulla carta quanto di bello esso ricorda. Così, proiettato a ritroso nel tempo, il suo cuore rivive, benché circonfuso da un alone di sogno, alcuni teneri sprazzi di vita accanto alla diletta figura paterna.
– Un afflato di animata e straripante musicalità pervade la poesia Paestum, velata in alcuni tratti di toni sommessi e garbati, costellata in altri da una sorta soffusa di struggente mestizia. Un vivido spaccato paesaggistico dominato da uno stile lussureggiante d’immagini vede protagonista l’intima sensibilità dell’Autrice a contatto con la natura e, in particolare, con il mare. Un dialogo dal sapore quasi arcano e magico si intreccia fra la Poetessa e la natura: ciò che Ella ode è già autentica poesia ancor prima di esser versificato.
– L’amore per la libertà di agire senz’alcuna costrizione è il nòcciolo del componimento intitolato La programmazione: l’esenzione da qualsiasi coazione interna ed esterna – e viceversa il vivace interesse per spontaneità – nonché il netto rifiuto di ogni pianificazione e\o schematizzazione comportamentale, risultano essere in sintesi il pensiero dell’Autrice.
– Mossa da spiccata sensibilità, l’Autrice dipinge, con esemplare maestrìa e con incomparabile verve, un acquerello dalle svariate tonalità, altalenato da freschi e suggestivi scorci: vivo interprete di tanta bellezza è la cittadina natìa, Ariano.

Mi piacerebbe continuare, passare in rassegna tutte le liriche, ma ciò diventerebbe per me un còmpito assai arduo poiché non sono un poeta né tampoco un recensore. Ho fermato sulla carta queste modeste impressioni, peraltro scarne ed incomplete, con il solo intento di significare tutto il mio apprezzamento per la professoressa Adinolfi.

Ariano Irpino, 19 febbraio 1987

Fulvio Pironti

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(*) Si è spenta la professoressa Gabriella Adinolfi Lanna, splendida educatrice e poetessa verso la quale ho nutrito tanto rispetto ed ammirazione. Mi piace ricordarla rendendo pubblico un breve scritto mediante il quale manifestai il mio apprezzamento in occasione della pubblicazione di una splendida raccolta di liriche (edita nel 1987 e intitolata Da un Natale all’altro) intrisa di emozioni ed evocazioni di atmosfere suggestive.

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